|
DESTINO FATALE
di Vesper
C’E’ ANCORA LA LUCE PER QUALCUNO CHE E’ AVVOLTO DALLE TENEBRE? Un forte dolore alla nuca. Poi il buio. Questo era tutto quello che Vesper Lightstorm ricordava quando riprese i sensi e si ritrovò distesa su un giaciglio duro e freddo in quella che poi realizzò essere una cella di massima sicurezza. Sgranò gli occhi, sollevandosi sui gomiti, mentre il sangue pulsava dolorosamente lungo la parte lesa. Cercò di concentrarsi…sì. Ora ricordava… a Deling City… quello stupido SeeD si era lanciato verso la strega, folle nella sua completa ignoranza del terribile potere che covava in quella… quella…ma era una donna? Vesper era lì. Facendosi largo tra la folla ipnotizzata, si era precipitata verso Edea, tentando di avvertire il ragazzo… di salvarlo dalla fine orribile che lo aspettava per aver osato sfidare la Strega. Si arrampicò sul carro, ma prima che potesse fare alcunché, qualcosa duro le si era abbattuto sulla nuca, tramortendola. Il calcio di un fucile, sicuramente… come quello che aveva il SeeD, come diavolo si chiamava?, Squall o qualcosa del genere. Ce n’erano altri come lui, altri mercenari… Vesper tentò di riportare i loro volti alla mente: il tipo vestito da cow-boy, con quel curioso fucile, il ragazzo biondo armato di tirapugni, la piccoletta vivace che sventolava in continuazione il suo nunchaku e l’istruttrice, esile eppure inflessibile come la sua frusta. Infine veniva la morettina tutta ottimismo e smorfiette. Irvine, Zell, Selphie, Quistis, Rinoa. Sì, erano questi i loro nomi. Tsk…principanti. La bocca ben modellata della ragazza si stirò fra le sue guance compatte in un sorriso beffardo, che prese subito una piega amara quando, come un gelido torrente, si riaffacciarono alla mente le tristi vicende che avevano contribuito a farla salire qualche gradino più in su del principiante. Già… ma come diavolo aveva fatto a farsi cogliere di sorpresa, ricevere quel colpo e poi venire catturata come un vile criminale? Sul carro c’era un altra persona, l’ottava, che non aveva individuato… aveva solo avuto una fugace visione di occhi azzurrissimi e freddi come il ghiaccio, prima che il calcio del Gunblade la stordisse. Chi mai poteva ess… Un rumore alle sue spalle la riscosse dalle sue meditazioni mentre la porta veniva spalancata in malo modo. La ragazza decise di rimanere voltata, offrendo sdegnosamente le spalle alla porta. “Portatela nella stanza delle torture” disse una voce veramente disgustosa (che doveva appartenere a una persona altrettanto disgustosa) mentre delle zampe vellutate le coprivano gli occhi con una benda. Zampe? Ma dove diavolo sono? La stanza delle torture? Ma io non so niente che potrebbe interessare alla Strega…a parte forse… Non oppose resistenza quando fu trascinata, i polsi legati, attraverso innumerevoli corridoi, così tanti che perse la nozione dello spazio. La sua situazione era decisamente critica. Ma non avrebbe parlato, decise, mentre irrigidiva la mascella affilando il suo delicato profilo. “La sua situazione è critica, ma non parlerà facilmente” si disse la persona disgustosa mentre apriva la porta della Stanza di Controllo Principale, memore della determinazione che aveva letto negli occhi della prigioniera quando le era stata tolta la benda. “Signor comandante, signore… la prigioniera n° 34567 è pronta per essere interrogata.” Seifer Almasy increspò le labbra in un sorriso ironico pensando all’ipocrisia del verbo “interrogare” in quella circostanza. Anche Squall Leonhart stava venendo “interrogato” in quel preciso momento, ma in un’altra zona di quella prigione circondata dalle sabbie ardenti del deserto. Si avviò precedendo la persona disgustosa con il sorriso che scemava in una piega crudele al pensiero del suo rivale, cercando di concentrarsi sul terzo grado a cui sarebbe stata sottoposta la prigioniera. Non era ancora riuscito a vederla bene, poiché sul carro la sua attenzione era stata subito occupata da Squall. Chissà cosa voleva Edea da lei… bah, gli ordini sono ordini. “Signore? Mi permette di dirle una cosa?” “Che c’è?” disse Seifer, infastidito. “La n°34567 mi sembra una persona molto determinata, signore… con rispetto parlando, io…” “ I prigionieri politici non sono persone, Fell. Sono fonti di informazioni” tagliò corto Seifer. Fell ammutolì. Seifer varcò la soglia della stanza delle torture e il suo sguardo si fissò sulla prigioniera, legata al marchingegno che serviva per sconvolgere con scosse elettriche il corpo del torturato. Non poteva avere più di sedici anni. La ragazza sollevò gli occhi a sua volta. Seifer rimase senza fiato. Gli occhi profondi, color ambra chiaro, scintillavano di luce furibonda sotto una cascata di capelli di caldo oro. Il viso era come d’alabastro, di quel vitale pallore dei petali di magnolia. La dolce armonia del volto era spezzata ma quasi evidenziata da una rossa cicatrice che attraversava la regione dell’occhio sinistro, partendo da poco sopra, sulla fronte, fino a metà della guancia. Dava l’impressione che toccandola sarebbe andata in mille frantumi, come la lanugine del tarassaco al vento, con quel suo corpo fragile e perfetto, eppure l’effetto complessivo era di durezza e freddezza senza pari. Seifer provava dinanzi lei quella dolorosa ammirazione che suscitano le cose effimere e preziosissime, come quando in maggio il cielo è così azzurro da spezzarti il cuore. Vesper era sconvolta. Era certa che qualsiasi individuo fosse il comandante di quella fortezza dovesse essere orribile e odioso. Ma posando il suo sguardo su quella figura elegante e slanciata, avvolta in un impermeabile grigio, su quel collo sottile e forte, sul viso nobile, provò come un brivido. Riconobbe colui che l’aveva colpita negli occhi gelidi e severi come l’acciaio, nei quali covava però un fuoco divorante. Nessuno, si rese conto, l’aveva fatta sentire così prima d’ora. Stettero così qualche istante, studiandosi reciprocamente e inconsapevolmente persi l’uno nell’altra. “Signore… possiamo cominciare.” Seifer si riscosse. Gli ordini erano ordini… ma non poteva infliggere sofferenza a quella creatura. “Che sciocchezza”, si disse, facendosi forza e ammiccando all’addetto. Doveva pensare a Edea. Era il cavaliere della Strega… non un bamboccio debole che subiva il fascino di un’attraente prigioniera. Si avviò alla porta. “Ma… signore… non presiede all’interrogatorio?” “No!” quasi urlò Seifer. Fell rimase interdetto. “No” riprese con più calma, “ho… cose più importanti da fare”. Si allontanò, vilmente, tentando di tenere lo sguardo abbassato. Ormai sulla soglia, lanciò un’occhiata alla ragazza. Non l’avesse mai fatto… le due pietre d’ambra lo fulminarono, avvolgendolo nuovamente nel loro misterioso fascino. Seifer dovette sostenere un grande sforzo per uscire nuovamente da quella stanza infernale. Aveva l’impressione che quello sguardo ardente lo seguisse fino alla Stanza di Controllo principale.
Quando la porta si richiuse dietro a quell’apparizione da incubo e sogno, di speranza e tormento, Vesper si sciolse dall’incanto che l’aveva pervasa mentre contemplava quel ragazzo. Un pallone gonfiato, pensò rabbiosamente, ricordando la mescolanza di disprezzo e beffardaggine che costituiva l’espressione abituale di quel volto. “Allora, carina, sei pronta a fare un giro?” “Prontissima” replicò la ragazza in tono lugubre. “Ti conviene parlare, o ti farò assaggiare le scariche elettriche di questa macchina. Il tuo corpo sarà sconvolto da dolori lancinanti, avrai l’impressione che le vertebre si stacchino una ad una…” Bene, un sadico era quello che ci voleva per questo lavoro, disse Vesper fra sé, fermamente decisa a restare muta come una tomba e per nulla intimorita dalle minacce di Fell. Aveva sopportato ogni sofferenza che la vita incessantemente le aveva inflitto… poteva sopravvivere anche a questa. “Forza, incapace” disse, sprezzante, gli occhi ridotti a fessure “fammi vedere quello che sai fare”.
Senza alcun preavviso, tranne un leggero movimento della mano di Fell, un’onda di orrendo spasimo passò attraverso il suo corpo. Vesper aveva l’impressione che le si stesse trasmettendo una malattia mortale. Il suo fisico veniva snaturato dall’interno, contorte le giunture. Ma non mollò. Strinse i denti, cercando di concentrarsi su qualsiasi cosa che non fosse il dolore, mentre il pensiero fisso del Cavaliere della Strega la tormentava come una vespa.
Passarono ore che parvero giorni. Quando il fisico di Vesper ormai stava per cedere, mentre un’ennesima scarica le scomponeva le ossa, improvvisamente cessò tutto. La mente annebbiata, si rese conto a fatica di ciò che era successo: un corto circuito! Quasi contemporaneamente un uomo si affacciò alla porta gridando con fare allarmato: “I SeeD sono fuggiti! Al settore B, presto!”“MALEDIZIONE!” urlò Fell, doppiamente seccato, schizzando fuori dalla stanza con l’addetto, diretto alla Stanza di Controllo Principale. Riprendendo le forze, Vesper pensò al da farsi, mentre si liberava dei legacci metallici, ormai inservibili senza elettricità. Doveva approfittare della confusione creata dal blackout.
“Ma come cavolo funziona questo coso? AAUUGH!” Zell emise un grido di sorpresa e dolore mentre il pannello di controllo della capsula sprizzava scintille. Aspetta, se premo questo bottone… fatto! “Ragazzi, mi sentite?” “Sì Zell, forte e chiaro.” La voce di Squall giungeva deformata dall’altoparlante, ma in essa si leggeva anche la fatica sostenuta durante la tortura. Una luce rossa attirò l’attenzione di Zell. Riportò alla mente l’esperienza di Ward in quel carcere. “Allarme:cortocircuito nel settore A”.Il settore A… non era quello dove aveva udito che avrebbero portato quella ragazza bionda, che si era lanciata la salvataggio di Squall?
“Ora vi calo giù… premi il bottone rosso.” “Ecco fatto.” Quistis si schiarì la voce. “Squall… che fine avrà fatto Vesper? Sai, quella ragazza che abbiamo incontrato all’hotel di Deling City e ci ha fatto quegli strani discorsi sul potere della Strega…” Squall se la ricordava. I pochi minuti di conversazione erano bastati a creare in lui una grande stima per la ragazza. “Se la caverà” disse semplicemente. “Oh, Squall… quanto devi aver sofferto in quella orribile stanza!” Il ragazzo scrollò le spalle. La capsula cominciò la sua discesa, mentre al suo interno Selphie e Quistis guardavano con aria orgogliosa il loro coraggioso caposquadra.
Vesper correva come il vento lungo i corridoi della prigione. Aveva recuperato la sua arma, una falce lucente dotata di un lungo bastone, e aveva già mandato a miglior vita un paio di guardie lungo il tragitto, mentre fuggiva guidata dal suo senso dell’orientamento. Il sangue scintillava mentre colava dal filo della lama ricurva.
Vesper uccideva. Vesper era un’assassina. La gente la evitava, rifuggendone lo sguardo spietato. Vesper che aveva avuto tanti sogni, tante speranze. Vesper abbattuta e stroncata da un destino deciso fin da prima che nascesse e che si era rifiutata di accettare. Vesper che scappava da una predestinazione che soffocava tutti i suoi sentimenti. Vesper stessa che aveva cancellato le proprie emozioni per sopravvivere in un mondo così diverso da quel sentiero di gigli e rose che si era immaginata. Gigli e rose… puah. Cardi e spine. Solo cardi e spine.
CONTINUA...
|