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IL BALLO
di Alessia Heartilly
Il ballo (P.d.v.: Squall Leonheart)
Annoiato. Annoiato era la parola giusta per descrivere lo stato d'animo di Squall Leonheart dal momento in cui si era fatto trascinare da Selphie Tilmitt a quella stupida festa per festeggiare la loro promozione nel corpo Seed. Per Squall, non c'era niente da festeggiare. Non era entrato al Garden per imitare il nonno come aveva fatto Zell Dincht. Non era entrato al Garden per soddisfare la sua voglia di primeggiare come aveva fatto il suo acerrimo rivale Seifer Almasy. Niente di tutto questo. Squall si era ritrovato al Garden, a lottare, ad allenarsi, a prepararsi a diventare Seed senza quasi sapere il perché. E a poco a poco, fare parte della Seed era diventata la sua ragione di vita. Senza quella, pensava, non gli sarebbe rimasto niente. Non aveva amici, né amori. Il suo atteggiamento freddo e scostante, la sua ostinazione ad evitare qualsiasi rapporto affettivo lo avevano a poco a poco isolato e in fondo, questo gli piaceva. Solo non affezionandosi a nessuno, pensava, si evita di soffrire. E questo lui lo sapeva bene, perché aveva sofferto, in passato, e molto. Ma ora no. Non avrebbe permesso a nessuno di guadagnare il suo affetto e poi sparire, come aveva fatto la sua sorellina, in quella strana casa di pietra che lui vedeva in sogno, che capiva di conoscere bene, ma che non riusciva a ricordare nitidamente. Una cameriera gli passò accanto, si fermò di fronte a lui e gli tese un bicchiere, senza osare fiatare. Il lupo solitario, così ormai era conosciuto Squall nel Garden, non rispondeva mai, non sorrideva mai e al massimo mormorava uno 'scusa'. Per questo, a quella cameriera, quel diciassettenne alto, magro e perennemente serio incuteva un po' timore. Squall prese il bicchiere senza una parola e la cameriera lo lasciò solo con i suoi pensieri. Chissà quanti mostri del centro addestramento avrebbe potuto sconfiggere, pensava. Era tipico di Squall pensare ai suoi doveri prima di ogni altra cosa. E l'allenamento assiduo era uno dei suoi doveri, forse uno dei più importanti se voleva diventare un buon Seed. Per lui non esistevano divertimenti. O meglio, il suo divertimento era combattere. Vedere la lama del suo gunblade, la leggendaria arma degli eroi, brillare prima di affondare nel corpo del nemico, sentire il rumore dello sparo, vedere il mostro di turno stramazzare a terra e morire, era la più grande prova della sua capacità di farcela da solo, diversamente da tutti gli altri. Perché lui l'aveva promesso, sotto la pioggia davanti a quella grigia casa di pietra, che ce l'avrebbe fatta da solo. Zell e Selphie gli si avvicinarono, cercando di coinvolgerlo, ma lui, come al solito, si voltò dall'altra parte e li ignorò. E loro, come tutti avevano sempre fatto, si allontanarono. Squall alzò gli occhi al cielo, chiedendosi quanto tempo ancora sarebbe durato quel supplizio. Il cielo era splendido, quella sera, nitido e sereno come non l'aveva mai visto, cosparso di una miriade di stelle. Una volta qualcuno gli aveva detto che tutti gli eroi vivono su quelle stelle, perché la loro luce, ciò che hanno fatto per il mondo intero, venga immortalata per sempre nella volta celeste. 'Stupida idiozia che si racconta ai bambini'. All'improvviso, una stella cadente attraversò la cupola blu scuro che sovrastava il Garden, quasi ammiccando al ragazzo solitario che fissava il cielo ipnotizzato. Esistevano due leggende sulle stelle cadenti, e Squall le conosceva perfettamente entrambe. Si diceva che le stelle cadenti fossero in grado di esaudire i desideri espressi da chi le vedeva. E nemmeno quel ragazzo freddo e scostante era del tutto insensibile ai sentimenti. Prima che il suo cervello potesse elaborare un desiderio razionale, le sue labbra si mossero al comando del suo cuore. "Stella cadente, portami qualcuno che mi ami." sussurrò. Stupido, stupido, stupido! Come aveva potuto esprimere un desiderio del genere? Non si ricordava forse del dolore che i sentimenti portano? Non si ricordava più della dura scorza che si era creato intorno per evitare quel dolore? Stava ancora maledicendo se stesso per quello stupido desiderio quando abbassando gli occhi vide una ragazza che stava osservando il cielo, ferma in mezzo alle coppie che ballavano, e che con tutta probabilità aveva visto la stella cadente. E a quel punto Squall smise di maledirsi. Sapeva bene che cosa si diceva a Balamb sulle stelle cadenti. E si diceva che due persone che dividono la visione di una stella cadente con tutta probabilità esprimono lo stesso desiderio e rimangono in tal modo indissolubilmente legate per tutta la vita. E l'essere indissolubilmente legato a quella ragazza dai lunghi capelli neri e dal dolcissimo profilo, non gli dispiaceva affatto. In quel momento la misteriosa ragazza si voltò, sentendosi osservata, e sorrise puntando in alto l'indice, mostrando di aver visto la stella. A Squall si mozzò il respiro. Se solo vedendola di profilo aveva capito che doveva essere molto carina, vederla di fronte l'aveva fatto ricredere. Non era molto carina, era la più bella ragazza che lui avesse mai visto. Il suo cuore accelerò i battiti quando la ragazza si voltò completamente verso di lui e con molta grazia ed eleganza si mosse per raggiungerlo, con quel meraviglioso sorriso negli occhi ancor prima che sulle labbra. 'Che cosa mi prende? Perché mi sento così strano?'. La voce razionale del suo cervello oramai era soppianta dal tumulto che quella fragile creatura stava creando dentro di lui. La ragazza si fermò e lo osservò, con uno sguardo un po' divertito, un po' ammirato. E Squall pensò che se si fosse mai trovato di fronte a un angelo, questo avrebbe avuto il dolce volto ovale di quella ragazza, il suo sorriso, quella grazia naturale e maestosa che si poteva vedere solo in un cigno. "Sai che sei il più carino?". Come se la natura non fosse già stata abbastanza generosa con lei, donandole quel volto bellissimo e un corpo proporzionato, le aveva anche regalato la voce più dolce e melodiosa, che sembrava addolcire anche le frasi più aspre, o quelle più scherzose. "Balliamo?". Lui non trovò le parole per risponderle e si voltò dall'altra parte. 'Oh, stupido! Non devi ignorarla!'. Ma il suo cuore sapeva che non avrebbe potuto parlarle senza che la voce gli tremasse, senza che le parole uscissero da sole dalla sua bocca, senza esprimerle tutto il senso di protezione che quella ragazza dalla bellezza fragile e unica, dalla figura esile e slanciata, dal sorriso gioioso e disinvolto, gli ispirava. Voleva proteggere quella spensierata allegria dal dolore che lui aveva provato, perché gli angeli non meritano di soffrire. "O balli solo con le ragazze che ti piacciono?". La ragazza sembrava non lasciarsi intimidire dal suo atteggiamento scostante. Al contrario sembrava volere in tutti i modi strappargli un ballo. Ad un certo punto, batté le mani, come se le fosse venuta una geniale idea per trascinare quel ragazzo un po' rude sulla pista da ballo. "Guardami negli occhi...ti piaccio...ti piaccio...ti piaccio". La ragazza cantilenò queste parole come se volesse ipnotizzarlo e agitando una mano davanti al suo viso. E Squall pensò in cuor suo che lei non aveva alcun bisogno di ipnotizzarlo per convincerlo che lei gli piaceva, perché a lui quella ragazza piaceva già, e molto. Era così diversa da lui che non poteva fare a meno di sentirsene attratto. E capì anche che non poteva continuare a non dirle niente. Doveva dire qualcosa pur di trattenerla lì, vicino a lui. Il viso della ragazza si avvicinò al suo. Lei lo guardò negli occhi. "Non funziona?" disse, con una voce quasi triste. Squall capì di non poter sopportare di intristire quell'angelo e cercò freneticamente qualcosa da dire prima che lei se ne andasse. "Non so ballare." disse, stringendosi nelle spalle, ma subito si pentì di averlo detto. Come poteva pensare di trattenerla dicendole di non saper ballare, quando lei stava cercando un cavaliere proprio per il ballo? Al contrario di tutte le previsioni di Squall, che si era ormai rassegnato a vederla allontanarsi, la ragazza rise. "E' facile. Sto cercando una persona. E ho bisogno di qualcuno per il ballo. Non posso mica ballare sola!". E con questo afferrò la mano di quello che oramai era diventato il suo cavaliere e lo trascinò al centro della pista, mentre le romantiche note del Valzer per la luna si diffondevano nell'aria. Squall si sentì completamente terrorizzato. Era sicuro che avrebbe finito per metterla in imbarazzo e che lei se ne sarebbe andata per non rivederlo mai più. Intanto la ragazza si era fermata troppo improvvisamente e lui le cadde quasi addosso. La ragazza sorrise, prese la sua mano destra e se la posò sul fianco, poi prese la sua mano sinistra nella mano destra e infine lo guardò in faccia posandogli la mano sinistra sulla spalla. A quel semplice contatto, lui sentì una sorta di scossa elettrica attraversargli tutto il corpo e sentì di non riuscire a guardarla in faccia senza che lei capisse cosa stava provando. Perciò, fu quasi felice di dover continuamente guardarsi i piedi per imparare i passi della danza e rendere giustizia agli sforzi dell'angelo moro che stava tenendo tra le braccia. Ma era inutile. Dopo appena pochi passi, Squall non capì che ora doveva tornare indietro e cadde addosso alla ragazza. Lei non se ne preoccupò, sorrise di nuovo e risistemò le mani di Squall, iniziando di nuovo la danza. 'Non è poi così difficile', pensò lui, iniziando a imparare i passi di base. Anche la ragazza se ne era accorta e decise di insegnargli un nuovo passo. Lasciò quindi la sua spalla e in una aggraziata giravolta, stese il braccio per allontanarsi da lui. Ma il suo compagno non era preparato a questo e quando lei cercò di tornare nel suo abbraccio, si scontrarono rovinosamente. "Mi dispiace" mormorò lui, sperando di non averla irritata e lasciò andare la sua mano per allontanarsi, maledicendosi tra sé. 'Bene, ottima mossa Romeo. E adesso come pensi di rivederla di nuovo o di sapere come si chiama? Sei...'. I suoi pensieri furono interrotti. La mano di quell'angelo aveva preso la sua e quando si voltò, lei lo guardò negli occhi. "Non preoccuparti. E' stato un mio errore, dovevo aspettare. Ti prego balla ancora con me. Insieme ce la faremo". E ricominciò la danza. Squall era incredulo. Come poteva avere ancora tutta quella fiducia in lui? Intanto la ragazza era tornata nel suo abbraccio e aveva ricominciato i passi di base, lasciando che fosse lui a guidarla. Ma si scontrarono con un'altra coppia. Squall lasciò per un attimo la mano della ragazza alla ricerca di una scusa, ma lei non gli lasciò tempo. Si voltò verso la coppia e mostrò loro la lingua. I due ricominciarono a ballare, quasi intimoriti da quella ragazza dalla bellezza fragile ma piena di grinta. Squall si ritrovò di nuovo a fissare quegli occhi castani e quel sorriso per cui avrebbe fatto qualsiasi cosa. E decise di ballare per bene, stavolta, se non altro per essere premiato ancora una volta da quel sorriso che ormai adorava. E stavolta si mosse in sincronia con la musica e con la ragazza dei suoi sogni, come se ora i passi della danza gli venissero naturali. Vide la ragazza passargli accanto sollevando gentilmente le braccia per poi farle ricadere lunghi i fianchi, tendendo la mano verso il suo cavaliere. Squall la sorprese con una perfetta giravolta e la gioia che vide nei suoi occhi quando lei tornò nel suo abbraccio gli fece capire che non aveva sbagliato e che presto lei lo avrebbe premiato con il suo dolcissimo sorriso. "Pronta?" le chiese, posandole una mano sulla schiena per passare alla giravolta successiva. "Pronta" sorrise lei, capendo che ormai era lui a guidare la danza. Piano piano, le luci si abbassarono seguendo il ritmo di un lento. E quando Squall si trovò di nuovo tra le braccia il suo angelo, quando si trovò perso nei suoi occhi castani, capì che non avrebbe voluto più lasciarla andare. E dall'espressione di lei, stavano provando la stessa cosa. Mentre le altre coppie ricominciavano il ballo, loro rimasero lì, al centro della pista, stretti l'uno all'altra. E lui si stupì di fronte alla strana sensazione di completezza che provava tenendola stretta, come se fosse quello che doveva succedere, come se avesse trovato la persona che poteva capire i suoi sentimenti solo guardando nei suoi occhi, come se fossero le due metà che combaciavano perfettamente. I fuochi d'artificio che esplosero sulle loro teste lo distrassero ed entrambi smisero di guardarsi negli occhi per volgere lo sguardo al cielo. Squall pensò che quei fuochi non erano niente in confronto a quelli che stavano esplodendo nel suo cuore e silenziosamente ringraziò la stella cadente che aveva deciso di legare il suo destino a quello della più bella ragazza che mai gli avesse rivolto parola. Quella ragazza... Squall abbassò lo sguardo per sincerarsi che fosse reale e vide che stava guardando al di sopra della sua spalla. Lei lo guardò di nuovo e sorrise. "Scusa, devo andare, grazie per il ballo". E con un ultimo gesto, come per dirgli di aspettarla, che sarebbe tornata, si sciolse gentilmente dal suo abbraccio, lasciandolo lì, a guardarla allontanarsi, a chiedersi chi era e se mai l'avrebbe rivista. Ma era sicuro che l'avrebbe rivista. Se la leggenda era vera, era legato a quella ragazza dalla stella che avevano condiviso. E chissà forse l'avrebbe rivista molto presto. Sospirò, osservando un'ultima volta quell'angelo dall'andatura aggraziata e lievemente ammiccante, e si mosse verso il balcone, a meditare sul fatto che per la prima volta, nella sua vita, si era innamorato.
Il ballo (P.d.v.: Rinoa Heartilly) 'E come faccio adesso a trovare il preside, se non ho trovato nemmeno Seifer?'. Rinoa Heartilly era appena entrata nella grande sala per le feste del Garden di Balamb, dove si era recata per parlare con il preside e ottenere l'aiuto dei Seed nella missione di liberazione di Timber. Seifer... Ripensando a quel nome, Rinoa ricordò tutti i tristi pensieri che l'avevano accompagnata negli ultimi giorni, specialmente da quando aveva risentito la canzone di sua madre, 'Eyes on me'. Aveva ricordato quella conversazione sull'amore che aveva avuto con sua madre la prima volta che aveva sentito quella canzone dolcissima e malinconica. -Mamma, cosa vuol dire essere innamorati?- Julia aveva riso.Come spiegare l'amore a una bambina di quattro anni appena? -Vuol dire volere bene a una persona e voler stare sempre con lei.- -Come io voglio bene a papà?- -No, Rinoa- aveva risposto Julia, sorriidendo.-E' una cosa molto diversa, e la si può capire solo quando la si prova.- -E come si fa a capire di essere innamoorati?- Un sospiro.-Non lo si capisce, Rinoa. Te ne accorgi quando ormai sei già innamorata. Lo capirai quando sarai più grande.-aveva aggiunto Julia, vedendo l'espressione scettica di sua figlia.-Ricordati che se hai bisogno di chiederti se sei innamorata, vuol dire che non lo sei. L'amore è un sentimento molto forte, bambina mia, e non puoi avere dubbi riguardo a questo. Se li hai non è amore.- Era stata questa frase a sconvolgere la Rinoa diciassettenne. Perché se sua madre aveva ragione, voleva dire che lei non era affatto innamorata di Seifer Almasy. Quante volte negli ultimi giorni si era chiesta se era innamorata di lui? Come poteva essere amore se non aveva mai desiderato stargli vicino, se non si era mai compiaciuta del fatto che lui la stesse guardando, se lei stessa non si era mai sorpresa a guardarlo trasognata, come sua madre cantava nella sua canzone? E aveva ormai capito che nemmeno Seifer la amava. Quello che lei provava per lui era una semplice amicizia che aveva scambiato per amore nel momento in cui aveva creduto che accanto a lui avrebbe potuto fare tutto. E lui, lui credeva di amarla solo perché lei era la leader del movimento dei Gufi del Bosco, e Seifer puntava sempre al meglio. Tra di loro c'era una semplice amicizia. Molto forte, certo, ma soltanto un'amicizia. Rinoa sospirò, muovendo qualche passo verso il centro della sala e osservò le coppie che ballavano. Anche lei voleva ballare, divertirsi e dimenticare tutti i pensieri tristi che l'avevano accompagnata durante il viaggio verso Balamb. E decise di chiedere aiuto a sua madre, come aveva sempre fatto nei momenti difficili. Alzò lo sguardo al cielo. 'Mamma.. ho bisogno del tuo aiuto, mamma. Dammi un segno.' In quel momento la cupola blu sopra di lei fu attraversata da una stella cadente. E Rinoa sorrise, capendo che quello era il segno di sua madre, e che Julia Heartilly voleva che sua figlia esprimesse un desiderio. "Stella cadente, portami qualcuno che mi ami" sussurrò Rinoa, e ripensò alla leggenda secondo cui se avesse condiviso la visione di una stella cadente con un'altra persona, sarebbe stata indissolubilmente legata a lei. E in cuor suo sperò che qualcuno avesse visto la stella, e che quel qualcuno fosse proprio la persona che l'avrebbe amata, per sempre, e che lei avrebbe amato più della sua vita. La stella cadente terminò la sua corsa sulla volta celeste e sparì dalla sua vista. In quel momento, Rinoa si voltò, avvertendo che qualcuno la stava osservando. E vide un ragazzo, appoggiato a una parete, dall'aria di chi si annoia a morte. Non riusciva a vederlo bene in volto, ma le sembrava carino. Rinoa sorrise, e puntò l'indice al cielo, indicando la stella che aveva appena visto. E in quel momento, quando lui scosse un poco le spalle incontrando il suo sguardo, lei capì che anche lui aveva visto la stella. E capì che il suo desiderio si era realizzato. Quel ragazzo, indissolubilmente legato a lei dalla stella che avevano condiviso, sarebbe stato anche l'uomo che l'avrebbe amata. Quindi decise di avvicinarsi per dare una mano al destino. Si voltò e camminò decisa verso di lui, per conoscere quel ragazzo di cui si sarebbe 'dovuta' innamorare. E stavolta non ebbe bisogno di domandarsi se era innamorata. Le bastò dare un solo sguardo a quel ragazzo freddo e malinconico che capire che mai più, nel suo cuore, ci sarebbe stato spazio per un altro amore. Non era solo la bellezza a colpirla. Certo, il ragazzo era innegabilmente bello, con quel viso un po' bambino e un po' uomo, con quei ciuffi di capelli un po' ribelli che gli ricadevano sul volto, con quella noncuranza con cui teneva la sua figura alta e magra contro la parete. No, non era solo la bellezza a colpirla. Era lo sguardo malinconico, pieno di dolore, di chi ha sofferto tanto senza meritarlo, di chi ha avuto una vita difficile, tanto difficile da rinchiudersi in un'accademia militare pensando di trovare lì il senso della vita perché ormai, nei sentimenti, non ci credeva più. Lo sguardo di chi implora amore anche se finge di non crederci più. Rinoa pensò che avrebbe dato tutto quello che poteva per togliere da quegli occhi verdi-azzurri quella malinconia che la intristiva più di ogni altra cosa. Avrebbe voluto abbracciarlo, consolarlo, e fargli capire che lei, lei, la donna che il destino gli aveva riservato, non l'avrebbe fatto soffrire mai, non l'avrebbe lasciato mai. Si avvicinò sempre di più, cercando di non far vedere il tumulto che agitava il suo cuore, e cercò le parole più adatte da dire. Ma quando si trovò di fronte all'imponente figura del ragazzo rimase senza fiato, e lo scrutò, divertita lei stessa da quelle sensazioni che mai nella sua vita aveva provato, nemmeno quando si era illusa di essere innamorata di Seifer Almasy. "Sai che sei il più carino?" riuscì a dire, nel suo tono dolce e allegro di sempre, stupendosi della facilità con cui riusciva a mascherare l'emozione. Il ragazzo sembrò imbarazzato dall'intraprendenza di Rinoa e non rispose. Rinoa si sentì franare la terra sotto i piedi. Sperava solo di non averlo irritato, perché se lui le avesse rifiutato quello che stava per chiedergli, non si sarebbe più data pace. "Balliamo?" chiese, nel solito tono allegro. Non voleva certo fargli capire che se il suo atteggiamento da una parte la intrigava, dall'altra la atterriva. Silenzio. "O balli solo con le ragazze che ti piacciono?". Rinoa sapeva di stare giocando col fuoco. A una domanda del genere il ragazzo avrebbe potuto rispondere 'Sì, e quindi ho deciso di ballare con te' ma avrebbe anche potuto dire 'Sì, e quindi con te non ballerò mai'. E Rinoa sperava vivamente che la risposta fosse la prima, perché se invece lui avesse scelto la seconda, lei si sarebbe buttata dalla collina più vicina, non per la vergogna o l'umiliazione, ma perché vederlo innamorato di un'altra per lei sarebbe stato un dolore troppo grande da sopportare. E a questo proposito, la ragazza dai lunghi capelli biondi che lo fissava dal fondo della sala la intimoriva non poco. Ma il ragazzo sembrava deciso a ignorarla. E a questo punto Rinoa non poteva fare altro che buttarla sul ridere e un finto tentativo di ipnotizzarlo era quello che poteva allentare le difese del ragazzo. Quindi, batté le mani come se le fosse venuta una grande idea. "Guardami negli occhi...ti piaccio...ti piaccio...ti piaccio". Non aveva però tenuto conto che quegli occhi color del mare avrebbero potuto ipnotizzare lei. Per un momento che a Rinoa parve un'eternità si fissarono. "Non funziona?" chiese, dando alla sua voce un tono quasi triste. "Non so ballare" rispose finalmente il ragazzo. E lei rise piano, constatando che la sua voce era proprio come lei l'aveva immaginata, calda e profonda. "E' facile" gli disse, consapevole di aver abbattuto tutte le sue difese."Sto cercando una persona. E ho bisogno di qualcuno per il ballo. Non posso mica ballare sola!" E detto questo afferrò decisa la sua mano e lo condusse verso il centro della pista, mentre le note del valzer già risuonavano nell'aria. Poteva avvertire la tensione del ragazzo mentre gli sistemava le mani per iniziare la danza. E sperò di riuscire a metterlo a suo agio, per evitare che lui se ne andasse via convinto che lei lo volesse solo prendere in giro. Ma non era preparata al brivido che le percorse la schiena quando la mano del ragazzo sfiorò il suo fianco e fu ben felice di constatare che lui non potesse vedere l'emozione che certo traspariva dal suo viso, poiché stava guardando i suoi piedi per imparare i passi fondamentali. E probabilmente li avrebbe imparati, se lei, dimenticando che stava guidando, non si fosse lasciata prendere dalla fantasia, immaginando il giorno in cui lo avrebbe rivisto, le parole che lui le avrebbe detto, le emozioni che avrebbe provato. Si riscosse solo quando il ragazzo le cadde addosso. Gli sorrise, gli risistemò le mani e ricominciò la danza, felice di vedere che ormai stava imparando i passi fondamentali. E decise di procedere al passo successivo. Si staccò quindi da lui ed eseguì una giravolta, voltandosi poi per tornare nel suo abbraccio. Ma il ragazzo non era pronto e le cadde addosso di nuovo. "Mi dispiace" mormorò lui, con quella voce pacata che aveva il potere di accelerare i battiti del cuore di Rinoa, voltandosi per andarsene via. Rinoa lo osservò e per un attimo ebbe paura di non rivederlo più. Ma si riscosse immediatamente e afferrò la sua mano per trattenerlo. "Non preoccuparti. E' stato un mio errore, dovevo aspettare. Ti prego balla ancora con me. Insieme ce la faremo". Lui sembrò non curarsi più di tanto di quello che lei diceva o faceva e accettò silenziosamente di continuare a ballare. Rinoa si mosse in sincronia con le altre coppie e tornò nell'abbraccio del suo cavaliere, lasciando che adesso fosse lui a guidare. Ma finirono addosso a un'altra coppia, che si voltò a guardarli con disapprovazione. Vedendo l'imbarazzo del suo compagno, Rinoa si girò e mostrò agli intrusi la lingua, come se fossero stati loro a sbagliare, irritata dal fatto che avessero dispiaciuto il suo principe. Si voltò verso di lui e gli regalò il sorriso più dolce che poteva, piegando leggermente la testa. E successe qualcosa di straordinario. Il ragazzo cominciò a muoversi in sincronia con la musica e con le altre coppie, come se avesse sempre conosciuto esattamente i passi della danza. E lei sentì che erano come un'unica anima che ballava e non due persone che si erano conosciute quella sera grazie all'intervento galeotto di una stella. Sollevò gentilmente le braccia per lasciarle ricadere lungo i fianchi, mentre il suo principe riappariva da dietro di lei per riprenderla tra le braccia e sorprenderla con una perfetta giravolta. Rinoa sorrise. Era lui a guidare adesso. Tornò nel suo abbraccio e avvertì il calore della sua mano sulla schiena, mentre la sua voce calda le sussurrò all'orecchio:"Pronta?" Pronta? Dipendeva. Se il suo cavaliere intendeva se era preparata all'emozione che avrebbe provato sentendo la sua mano sulla schiena e la sua voce sussurrarle all'orecchio, no, allora non era affatto pronta. Ma in fin dei conti, questa sensazione non era spiacevole, tutt'altro. "Pronta", rispose Rinoa sorridendo, mentre le luci nella sala si abbassavano introducendo le note di un lento. E dopo un'altra perfetta giravolta, tornò tra le braccia del suo misterioso cavaliere. Ma al contrario delle altre coppie, non ricominciarono la danza, ma rimasero lì, al centro della sala, a fissarsi negli occhi. E Rinoa sentì che era quello l'abbraccio dove doveva stare, perché le braccia di lui la stavano circondando così perfettamente che sembrava fossero fatte apposta per stringerla. E i suoi occhi... non sembravano più così malinconici adesso, e sapendo di essere la causa di quel lieve cambiamento, Rinoa sentì che niente avrebbe potuto farla più felice che affondare in quell'oceano verde-azzurro non più velato di malinconia. All'improvviso dei fuochi d'artificio esplosero al di sopra del Garden, illuminando le coppie danzanti. 'Perfetto', pensò Rinoa. Niente avrebbe potuto esprimere meglio dei fuochi d'artificio quello che lei pensava dell'incontro con il ragazzo dei suoi sogni. Lui si voltò a guardare l'esplosione di colori sopra le loro teste e lei ne approfittò per osservarlo di profilo. Si, quel ragazzo era decisamente bello. E quella cicatrice in mezzo alla fronte non faceva altro che aggiungere fascino al suo viso angelico. Rinoa sospirò impercettibilmente e fece uno sforzo per non abbandonarsi contro di lui e appoggiare la testa sulla sua forte spalla. Sorrise, pensando che se questo era l'uomo mandato dalla stella per esaudire il suo desiderio, era stata davvero fortunata. All'improvviso qualcuno al di sopra della sua spalla attirò l'attenzione di Rinoa. Seifer. 'Oh, maledizione, perché proprio adesso?'. Rinoa vide che il ragazzo si era voltato di nuovo verso di lei, ma doveva andare."Scusa, devo andare, grazie per il ballo" gli disse sorridendo, e gli fece cenno di aspettarla, che sarebbe tornata presto da lui. Perché era questo che voleva fare. Si sciolse a malincuore dal suo abbraccio e cercò di ignorare l'espressione triste sul volto del ragazzo. Si incamminò verso Seifer, sperando di fare presto. Ma si fermò e si voltò ancora un momento a guardare quel ragazzo. Si stava incamminando verso il balcone e lei pensò che lì avrebbe potuto ritrovarlo più tardi. Ma anche se non lo avesse ritrovato, sapeva che lo avrebbe rivisto e che allora non avrebbe più dovuto sforzarsi per non abbandonarsi contro di lui. E ne era sicura perché era stato mandato dalla stella e perché sua madre non l'aveva mai tradita. Rinoa guardò il cielo e ringraziò silenziosamente sua madre, pensando che aveva ragione, non c'è bisogno di chiedersi se si è innamorati se lo si è davvero. E lei non se lo sarebbe chiesto mai più.
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